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Africa: un paese in frantumi - II parte

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Continuiamo a trattare i vari aspetti di come si svolge la vita in Guinea Bissau. Difficilmente riusciremo ad essere esaustivi, facilmente, questo lavoro, sarà un valido contributo per avere una conoscenza per un paese che fino ad oggi dai più e sconosciuto.

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Il lavoro in Guinea Bissau

In Guinea Bissau il lavoro, come intendiamo noi, non esiste. Più che di lavoro dobbiamo parlare delle possibilità di guadagno, misero. Cercare di sbarcare il lunario è un esercizio della fantasia, il lavoro s'inventa. La fonte principale di guadagno è data dal "commercio", qui si commercia di tutto. A parte qualche market o grandi negozi ogni angolo di strada è buono per dar vita ad "una attività commerciale". Non si butta via niente tutto è recuperabile e vendibile, anche se poi risulterà inutilizzabile. In tutti gli angoli si vedono bambini che, principalmente, vendono mercanzia commestibile banane, noccioline, arance che offrono già sbucciate in attesa fermi in un posto fisso o che girano, con la merce da vendere.

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I luoghi dove transitano le persone, automaticamente, diventano luoghi dove mettere in vendita i propri prodotti. Ad eccezione di qualche necessità, di merce particolare, si commercia sempre e tutto sul ciglio della strada. Questo discorso vale anche per merce delicata, la foto sulla destra mostra la vendita del pane. Per fortuna il pane che utilizzavamo noi veniva ritirato, la mattina presto, ancora caldo direttamente dal forno dove ugualmente le precauzioni igieniche sono carenti.


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Anche alimenti più delicati, come il pesce fresco, vengono "igienicamente" trattati allo stesso modo. Il 99% è pesce fresco della stessa giornata ma considerate che stiamo parlando di un paese dove i frigoriferi mancano ed il pesce pescato nel pomeriggio viene venduto l'indomani e sono luoghi dove la temperatura è di 40 gradi.


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La differenza nella Guinea Bissau viene sempre dai centri cattolici. Il vescovado di Bissau ha un istituto professionale artistico. I giovani che escono da questo istituto lavorano in cooperativa dove i loro manufatti vengono venduti presso il "centro artistico", struttura e locali messi a disposizione dello stesso vescovado nel centro della capitale Bissau.


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Il resto è caos e non soltanto per il commercio improvvisato ma anche per quei punti vendita che dovrebbero avere un minimo di struttura idonea alla merce che vendono. La foto centrale ci mostra la farmacia di Bula, un semplice bugigattolo sprovvisto di strutture per mantenere in sicurezza i medicinali, come frigoriferi o armadi. In effetti nelle farmacie manca la maggior parte dei medicinali. Normalmente si incaricano di ritirare delle medicine su richiesta delle missioni cattoliche. Non è raro vedersi offrire, ad uso commestibile, i babbuini. Quello che dispiace di più è quando, a volte, sono i forestieri a chiedere ai locali la possibilità di provare "l'ebbrezza" di assaggiare la carne di scimmia.


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Queste due donne le abbiamo già conosciute nel capitolo trasporti. Portano sulla testa dei bidoni di 20 litri per una stradina sterrata lunga circa 5 km. dopo che loro, o aiutati da qualcuno, hanno raccolto il vino di palma che si produce, come vedete nella foto centrale, da queste piante inserendo una cannuccia nel fiore che gocciola dentro una bottiglia. Si tratta di piante alte oltre 20 metri. Con questo carico si recano sul bordo della strada principale e restano in attesa di potenziali clienti. Il vino di palma appena raccolto non è molto alcolico ma col passare del tempo fermenta ed aumenta la gradazione.


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Considerando che in tutta Guinea Bissau la fornitura di elettricità, nella maggior parte del territorio, è assente, in alcune zone come il capoluogo Bissau viene erogata a singhiozzo per alcune ore. La principale fonte energetica è il carbone che tutti, quando ne hanno la possibilità, lo producono e lo vendono. La produzione può essere "arcaica" bruciando semplicemente dei tronchi oppure con delle "carbonaie". Coloro che vivono fuori dai centri abitati non hanno difficoltà per procurarsi la legna o il carbone che necessita loro. Chi vive nei centri abitati ha necessità di acquistare il carbone, oppure la legna. In tutte le strade di grande comunicazione il carbone in vendita è su tutto il percorso visibile con questi sacchi messi sul ciglio della strada.

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I mestieri che ci si inventa sono tanti ed impensabili. Nella prima foto la donna che si vede sulla sinistra ha organizzato un "ristoro" ambulante, ha un bidone di riso, alcuni piatti ed un secchiello con dell'acqua dove all'occorrenza li lava. Nella seconda foto sta servendo un cliente che mangerà il riso restando in piedi. Attrezzature meccaniche per eseguire dei lavori si vedono soltanto presso le missioni cattoliche, il trattore che vedete nella terza foto è dei Padri Giuseppini che fra l'altro sono gli unici in grado di scavare i pozzi, servendosi di personale locale, con attrezzature meccanizzate. Grazie alla generosità dei vari sostenitori, l'associazione Amici delle Missioni ha commissionato 9 nuovi pozzi e la messa in sicurezza ed il restauro di altri 2.

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Il "Giardino Di Dio" è un bosco che è stato donato alle suore della Missione Cattolica di Bula. Quella che vedete nella foto di sinistra è una vecchia capanna dove aveva sempre vissuto il proprietario del "giardino di Dio", un abitante locale che vecchio e ammalato è stato curato ed assistito dalle suore, quando ha sentito prossima la sua fine a pensato bene di donare la proprietà alle suore. Questo terreno si sta cercando di disboscarlo per fare in modo di renderlo fertile. Come potete ben vedere l'operazione non è facile, senza attrezzi meccanici rendere coltivabile un bosco è un'operazione difficile.

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Considerate che in Guinea Bissau l'attrezzo factotum è il machete, i tronchi che vedete in queste 3 foto sono stati tagliati con questo arnese. La pianta delle 2 foto di destra è un baobab che è una piante enorme ed altissima, cercate di immaginare quale difficoltà abbatterla con un machete.

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Con sacrifici enormi già 5 o 6 famiglie di persone locali, aiutati dal nostro amico Salvatore Cavalli, si stanno già attivando a rendere fertile questo terreno. Un pozzo per attingere l'acqua è gia operativo vi è in programma la costruzione di due abitazioni per far si che alcune famiglie vi si possano stabilire.

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Qualche orticello, modesto, è già attivo. Spesso è l'intera famiglia che si sposta a lavorare in campagna dove preparano e consumano il pranzo. L'associazione Amici delle missioni, a questo gruppo di contadini, ha donato un decespugliatore. Si evita di donare le motoseghe perchè pericolose per persone non abituate a maneggiare questi utensili. Resto sempre dell'idea che un attrezzo che può far progredire l'agricoltura locale è l'aratro trainato da buoi.

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Tutti i lavori, anche i più banali, sono "pesanti" e di competenza delle donne. Immaginate lo sforzo per attingere acqua in un pozzo profondo oltre 15 metri tirandola con un secchio da 15 litri. Mediamente i pozzi sono profondi da 15 a 20 metri, l'acqua è presente anche a profondità inferiori che facilmente può risultare inquinata.

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Tutta la Guinea Bissau è un territorio pianeggiante, pochi metri sopra il livello dell'oceano. Quando nel terreno si trova una lieve depressione si forma un acquitrino dal momento che a pochi metri di profondità è possibile trovare l'acqua. Queste 3 foto mostrano un appezzamento di terreno nelle adiacenze di Bissau dove questo pantano viene sfruttato con una piantagione di riso. Questo alimento rappresenta il prodotto più utilizzato, in questo stato, la produzione è minima, qualche acquitrino come questo oppure una primitiva coltivazione nel periodo delle grandi piogge, dove tutto il territorio diventa un pantano, si sfrutta una particolare pianta che da una resa bassissima. L'esigenza nazionale è soddisfatta con importazioni dall'Afganistan.

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Le costruzioni sono un fai-da-te caotico e disordinato, lo stato non regolamenta niente ma mette le "tasse" su qualsiasi cosa. Una persona che è proprietaria di un appezzamento di terra può costruire dove e come meglio crede, l'importante che paga le "tasse" sul prelievo della ghiaia o della terra. Qualche segno di modernità la troviamo nelle missioni cattoliche che realizzano dei blocchi in cemento, vedi la foto di sinistra dove si vedono i mattoni costruiti nella missione Cattolica di Ingorè. I locali utilizzano mattoni di fango.

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Stranamente a dirsi ma fra una casa fatta di fango ed una di mattoni di fango è più resistente la prima, per il semplice fatto che resta più compatta. In queste 3 foto e le 3 successive vedete come viene costruita la casa di fango. Nella foto di destra potete notare che è costruita con un rialzo di circa 20 centimetri, questo serve per evitare che nel periodo delle grande piogge l'acqua entra all'interno. Il pavimento resterà in terra battuta.

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Di solito queste costruzioni vengono coperte con un tetto di foglie o lamierini ondulati, con un prolungamento di oltre un metro rispetto al muro perimetrale, questo serve per far si che la pioggia non bagni il muro. Se la costruzione verrà lasciata così, come spesso accade per le famiglie più povere, sarà una struttura precaria ed avrà poca vita se verrà intonacata con calce e cemento, strano a dirsi, ma sarà una costruzione che durerà a lungo.

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La maggioranza delle costruzioni, anche se moderne, non hanno il soffitto. Sono svantaggiate per il fatto che possono entrare dei volatili ma permettono una circolazione dell'aria, ottimale nei periodi di caldo eccessivo, dove all'interno si sta freschi. Nella foto di destra si può notare come la costruzione risulta rialzata, rispetto al livello del terreno, in questo caso vi è un dislivello di oltre 50 centimetri.

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Questa è la casa in costruzione di Francesco, un giovane che è cresciuto con l'adozione a distanza studiando presso la missione Cattolica di Bula ed attualmente collabora, lavorando, con le Suore della stessa missione. Per realizzarsi professionalmente è stato aiutato dall'associazione Amici delle Missioni ed attualmente viene aiutato per la costruzione della casa che come potete vedere nella foto centrale è intonacata anche nella parte interna, modalità non in uso in Guinea Bissau, nella foto centrale Francesco è al centro con la maglietta color arancio. Purtroppo, anche le nuove case sorgono in mezzo ai campi sterrati, anche se ricadono nel centro urbano del paese dal momento che l'urbanizzazione è inesistente.

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Le uniche strutture, fortunatamente, che cercano di rendere la popolazione di Guinea Bissau autosufficiente sono le Missioni Cattoliche. Un sostegno valido alle donne viene fornito con la possibilità di eseguire lavori di sartoria, insegnando loro il lavoro e mettendo a disposizione delle strutture dove poter lavorare. La foto di sinistra mostra il centro, già da anni operante, presso la Missione Cattolica di Bula. Nel 2008 Sua Ecc. José Camnate Na Bissign, vescovo di Bula, durante un viaggio in Italia, in visita al gruppo Amici delle Missioni di Ramacca, aveva chiesto se era possibile aiutare la Missione Cattolica, di Bissau, Suore del Divino Spirito Santo che avrebbero avuto bisogno di 10 macchine per cucire. I coniugi Dottor Giuseppe Pappalardo e Signora si sono impegnati in una raccolta fondi ed hanno reso fattibile questa donazione. Le due foto di destra mostrano Suor Fernanda, con il grembiule rosso, soddisfatta che prende in consegna le macchine. Da notare che sono macchine "particolari", adeguate al luogo, possono funzionare ad energia elettrica o a pedale.

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La Guinea Bissau confina ad Ovest con l'oceano Atlantico ed è ovvio che dalla pesca la popolazione tragga una fonte di guadagno. Purtroppo questa attività viene praticata in modo artigianale, con delle canoe fatte da tronchi di legno scavati. Spesso, visto la ricchezza dell'oceano, si hanno anche degli ottimi risultati che diventano vani dal momento che la merce deve essere venduta nella stessa giornata e non si dispone della possibilità di immagazzinarla in frigo.

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Il lavoro con un minimo di professionalità è quello che si fa nelle Missioni Cattoliche. Queste 3 foto si riferiscono all'orto che si trova nella Missione di Bula.

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Spesso nelle missioni ci si prende cura anche delle piante di alto fusto. Qui siamo sempre nella missione di Bula dove si coltivano banane, papaia e agrumi.

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La missione Cattolica di Bula cerca di mantenere un minimo di autonomia alimentare in modo da far lavorare i collaboratori ed aiutare a rendere autonomi nella coltivazione e negli allevamenti.

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In Guinea Bissau i maiali non sempre vivono nelle porcilaie, anzi, è difficile trovarli nei luoghi a loro preposti ma vivono "vicini" agli umani. Di solito è difficile trovare un villaggio "ricco" con tanti animali come in queste 2 foto di destra, qui siamo al villaggio di Dungur che dopo essere stato adottato dalla cittadina di Ramacca è diventato "ricco". Dove non si dispone di nulla si fa presto a diventare "ricchi".

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Tabanca Bijmita; un caso particolare


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Non sempre è facile prodigarsi ad assistere e fare beneficenza nei paesi del terzo mondo. La burocrazia locale, a volte, non risponde nel modo migliore possibile. Dopo anni di esperienza di assistenza alla popolazione di Guinea Bissau ci si è resi conto che per far si che tutti i soldi raccolti, fino all'ultimo centesimo, raggiungano la popolazione è utile usare tutte le precauzioni possibili.

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Queste 6 foto si riferiscono ad una vecchia struttura, costruita dai portoghesi, che ospitava una guarnigione di soldati a Bula. Naturalmente è una costruzione eseguita con criteri europei. Lo stato non ha la possibilità di restaurarla e come ben si può notare sta "cadendo a pezzi". La Missione Cattolica più volte ha chiesto che le venga messa a disposizione per un restauro, con l'aiuto delle associazioni riuscirebbe senz'altro a renderla operante. Per mancanza di garanzie l'accordo non è stato possibile.

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Un caso emblematico delle difficoltà che si trovano è rappresentato dalla "tabanca" (villaggio) Bijmita. Questo villaggio si trova dopo 4 o 5 km. di strada sterrata, nell'interno della foresta, non ha nessuna struttura "sociale", scuola o centro salute, dispone soltanto di una costruzione adibita a chiesa e tantissime povere capanne. Alcuni anni fa Sua Ecc. José Camnate Na Bissign, vescovo di Bissau nella foto centrale con il signor Mario Pappalardo, chiese all'associazione Amici delle Missioni se era possibile di "interessarsi" a questo villaggio, considerate le pessime condizioni, della popolazione, l'associazione si mise subito a disposizione.

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Pur trattandosi di un villaggio sperduto nella foresta è abitato da migliaia di abitanti, composto da più etnie che parlano dialetti diversi.

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Quando siamo andati in visita al villaggio ci hanno riservato un'accoglienza indescrivibile. Il signore che vedete nella foto di sinistra con il mantello rosso è il "RE" del villaggio. Probabilmente si tratta di una carica acquisita per anzianità. Dopo essere stati presentati agli anziani del villaggio ci hanno fatto omaggio di uno spettacolo.

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Si sono esibiti decine di gruppi, con danze e balli tradizionali eseguiti con rara professionalità.

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In Guinea Bissau è difficile trovare strumenti musicali diversi dalle percussioni e con queste semplici attrezzature riescono ad ottenere dei ritmi coinvolgenti.

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Quando ci si addentra in questi villaggi non si riesce mai ad intuire a cosa si va incontro. Venendo a Bijmita avevamo pensato di portare dei doni, un centinaio di cappelli, 5 sacchi di riso, centinaia di penne e caramelle. Alla vista della moltitudine di persone, che ci attendeva, si sono rivelati insufficienti. I cappelli abbiamo pensato di distribuirli soltanto ad alcuni gruppi che avevano danzato. Il resto lo abbiamo lasciato al prete che in seguito provvedeva a distribuirlo alle persone più bisognose.

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Già da 3 anni che l'associazione Amici delle Missioni dispone dei finanziamenti per allestire 10 aule scolastiche, un centro salute con 4 stanze e 5 pozzi. Soltanto quest'anno si è riusciti a far partire i lavori. L'anno scorso non si è riusciti perchè necessitava acquistare il terreno, e trattandosi di suolo pubblico il governatore aveva chiesto un prezzo esoso, al di fuori dei prezzi correnti di mercato. Spesso in questi casi l'ente pubblico ne approfitta nella speranza di un "facile tornaconto". E' consuetudine dell'associazione Amici delle Missioni coinvolgere le strutture sociali, parrocchie, missioni o vescovado di mettere a disposizione, e di averne la proprietà, dei luoghi dove si costruisce. Quest'anno il governatore era una persona diversa ha chiesto scusa per il comportamento del suo predecessore e ha disposto che tutto il materiale che servirà alla costruzione sarà esentasse.

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Risolti questi problemi di mala-burocrazia quest'anno è stato possibile sottoscrivere il contratto per la realizzazione delle 10 aule scolastiche, 4 stanze per il centro salute e 5 pozzi. Per il massimo della trasparenza e per essere certi che le somme, con tanta fatica ed umiliazioni raccolte, vadano a finire, nella loro interezza, alle finalità preposte si coinvolge sempre la parrocchia o la missione che dovrà gestire il bene erogato unitamente a Sua Ecc. il vescovo che si faccia garante per la destinazione della donazione. Queste foto si riferiscono alla firma del sottostante contratto, controfirmato il 01/02/2010.

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Con immenso dolore devo dire che l'unico modo di far arrivare i soldi o i beni a chi effettivamente ne ha bisogno è questo. Tutte le altre "vie" sono solo lastricate di "speranza". In Guinea Bissau, per l'aiuto alle Missioni Cattoliche, non ho visto nessuna grande organizzazione. Quelle che effettivamente operano sono piccole organizzazioni come gli Amici delle Missioni.


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L'Africa che vogliamo



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L'Africa che vogliamo è completamente diversa, anche se la partita può sembrare persa in partenza bisogna insistere è il cambio generazionale, di più generazioni, che potrà risolvere il problema. Questo popolo ha diritto ad avere quel minimo di servizi essenziali. Nessuno un domani dovrà dirci che queste sono delle aule scolastiche.

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Il benessere di un popolo si misura con gli oggetti posseduti. Nelle misere capanne africane manca molto più del necessario. La quasi totalità delle persone non supera il possesso di 50 oggetti. Dove in Europa, una famiglia comune supera i 200 oggetti soltanto con le posate. In una comune abitazione europea è facile superare i 100 mila oggetti.

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Anche in africa vi è la famiglia più "ricca" che si può permettere, qualche oggetto in più ed una zanzariera. Le capanne spesso sono formate da più stanze ma sono adibiti al ricovero degli animali, per evitare furti o razzie vengono tenute in casa.

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I vari villaggi hanno diritto alla soddisfazione delle esigenze minime per la sopravvivenza, non devono più ricevere i mezzi di sussistenza da chi li adotta. Gli insegnanti hanno diritto di ricevere lo stipendio dallo stato senza dover ringraziare nessuno.

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L'Africa oltre che povera è anche pericolosa. Nella foto di sinistra si vede una pelle di serpente. Si tratta del pitone di seba, che è il più piccolo dei pitoni. Il seba raggiunge i 5 metri mentre il reticolato ed il molurus possono raggiungere i 9 metri. Purtroppo il pericolo rettile in Guinea Bissau è reale, oltre al pitone di seba, un animale adulto è anche in grado di "ingollare" una persona, vive la vipera soffiante che ha le "zanne" velenifere che possono superare anche 8 centimetri. In qualsiasi terreno sono presenti i termitai, anche vicino alle abitazioni, i ratti o altri animali utilizzano questi cunicoli per ripararsi o alimentarsi ed è proprio li che i serpenti vanno a scovare le prede.

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Ecco l'Africa che vogliamo, migliaia e migliaia di famiglie come la famiglia del giovane Bonifacio, nella foto di sinistra con il figlio, in centro il ragazzo con due amici e nella terza foto la moglie che è insegnante presso la scuola della missione cattolica di Bula. Questo Giovane fin da bambino ha vissuto assistito dalla Missione Cattolica di Bula dove ha studiato ed attualmente vi collabora.

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Aiutato dalle suore della Missione e dall'associazione Amici delle Missioni ha iniziato l'attività di falegnameria, gli è stato donato un camion e sostenuto per la costruzione dell'abitazione.

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Il contatto con le suore e la civiltà abitativa europea evidentemente lo ha influenzato nelle sue scelte, La casa è stata costruita con il soffitto, con il pavimento, e stata pavimentata anche la superficie adiacente al perimetro della costruzione. Ha il pozzo davanti casa, è munita di porte e finestre, l'appartamento è arredato.

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E' stato contagiato talmente tanto dagli europei da avere tanti oggetti superflui. Nella foto centrale potete notare che la casa è stata costruita con i servizi igienici interni. Questo ci da un immenso piacere perchè ci dimostra che le nuove generazioni si possono evolvere. Queste sono delle scelte culturali indispensabili per il progredire di un popolo. Vi posso assicurare che in Guinea Bissau vi sono delle famiglie, rarissime, che magari hanno una disponibilità finanziaria superiore a quanto può disporre Bonifacio e vivono in capanne tradizionali.


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L'Africa questa sconosciuta



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I bambini sono gli elementi più deboli dell'africa, spesso non vanno a scuola e passano l'intera giornata senza nessun controllo o stimolo da parte degli adulti, eppure si tratta di bimbi con uno spiccato senso di apprendimento e voglia di fare, il bambino che vedete nella foto di destra suona delle percussioni con maestria ed è completamente autodidatta.

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In Guinea Bissau una donna, in grado di procreare, mediamente, ha un figlio ogni 18 mesi in questo modo al bambino dopo i 2 anni gli viene a mancare l'assistenza della mamma, spesso sono le sorelline più grandi, 4 o 5 anni che già hanno l'impegno di occuparsi dei fratellini più piccoli poichè la madre è impegnata con l'ultimo arrivato.

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Le giornate dei più piccoli oscillano fra lo sfruttamento e l'abbandono. Qualche momento di gioia lo trovano soltanto quando vengono in contatto con i volontari delle associazioni che si prodigano nel cercare di regalare loro un minimo di felicità. In queste foto il signor Mario Pappalardo, animatore dell'associazione Mago Merlino, intrattiene i bambini con dei semplici giochi.

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E' da 12 anni che l'associazione Amici delle Missioni opera in Guinea Bissau ed in questo periodo sono stati oltre 700 bambini diversi che sono stati adottati, con una media di oltre 300 adozioni annui. Per il 2010 sono 360. Non è un lavoro facile, necessità mantenere continuamente aggiornato l'elenco, verificare se i bambini vivono nelle condizioni ideali per mantenere lo status di "bambino adottato". La sera, spesso fino a tarda ora, Sebastiano Genco ed Enrico Ferro, coadiuvati da Bonifacio e Sebo, due giovani di Bula che hanno da sempre vissuto in contatto con le suore della Missione cattolica e conoscono, personalmente, tutti i bambini aiutano per la stesura del nuovo elenco.

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In Guinea Bissau non vi è un servizio di Radio-televisione, vengono captate le stazione radio e tv dei paesi vicini. Un servizio radio locale è stato attivato dal vescovado di Bissau e trasmette in tutta la Guinea con servizi d'informazione e musicali, in Guinea Bissau la musica è molto seguita, per chi si può permettere una radiolina. I nostri amici Genco sebastiano, Enrico Ferro e Mario Pappalardo sono stati ospiti in una trasmissione radiofonica.

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Nella perenne carenza di medicine e attrezzature, le suore che operano nei centri salute delle Missioni Cattoliche devono far fronte a casi gravi e urgenti, come il bambino della foto di sinistra. Quella che vedete nella foto centrale è la "pietra nera" che serve per togliere il veleno dal corpo a seguito di morsi di rettili o insetti. Chi scrive si è occupato per tanto tempo di mostre di rettili, con serpenti velenosi, e nonostante la grande esperienza non aveva mai sentito parlare di questa pietra. Per i morsi dei serpenti vi sono dei sieri. In Africa vi sono 3 sieri diversi, uno per il nord-africa, uno per il centro ed uno per il sud. La vipera soffiante è comune in tutta l'Africa pertanto per il morso di questo rettile va bene uno qualsiasi dei tre sieri. I sieri vanno tenuti in frigorifero, ecco che in Guinea Bissau non è possibile tenere una scorta di sieri. Nel periodo che noi siamo stati a Bula, presso il centro salute si è presentato un locale che era stato morso da un cobra, in Guinea Bissau vive il cobra sputatore, suor Ada lo ha "curato" con questa pietra, con un ottimo risultato. Fiduciosi per queste vecchie tradizioni, la nostra speranza è sempre rivolta al "nuovo" rappresentato da questa nuova generazione di Guineani come suor Elda ed il fratello padre Marcello, nella foto insieme a Mario Pappalardo.

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In Guinea Bissau "convive" il vecchio con il moderno. Nella foto di sinistra la struttura che ospitava il parlamento guineano, con i segni del bombardamento subito durante una delle infinite "guerre". Nella foto centrale la sede del nuovo parlamento. Nella foto di destra un posto di blocco di polizia fisso che come potete ben vedere si tratta di una corda tesa.

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La Guinea Bissau ha tanti paesaggi che sono un incanto unitamente a tanti luoghi che sono il massimo del degrado. Nella foto centrale si vede una strada, in pieno centro urbano, sterrata. I pali dell'illuminazione che vedete, in centro della via, non funzionano magari si tratta di quello che rimane di qualche cooperazione internazionale. A rigor di logica prima di occuparsi a finanziare un'illuminazione pubblica bisognerebbe accertarsi se vi sia l'elettricità. Questo reportage della missione in Africa lo voglio chiudere con la foto di destra. Immaginate cos'è ??? ... E' un bagno ... il luogo del villaggio dove uomini e donne si vanno a lavare, salvaguardando l'intimità ed il pudore dietro qualche straccio e qualche palo. Vi posso assicurare che, nei limiti del possibile, sono persone pulitissime, e pensare che per la loro igiene hanno a disposizione questa struttura ed un secchio d'acqua, che portano dal pozzo, sapendo che questo è il risultato di secoli e secoli di tirannia oggi, nel 2010, io provo tanta vergogna.


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